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MACCHINA PER PENSARE
Bando di concorso per la realizzazione di un’opera d’arte per l’abbellimento del polo scolastico di MOENA

RINUNCIA
Lettera al Sindaco di Moena
, Riccardo Franceschetti

Illustrissimo signor Sindaco di Moena,
con rammarico mi vedo costretto a ritirare la mia disponibilità per quanto dichiarato nei documenti allegati al “Bando di concorso per la realizzazione di un'opera d'arte per l'abbellimento del polo scolastico di Moena”.
Sono trascorsi oramai quasi dieci mesi dal termine di consegna degli elaborati (8 gennaio 2009). Oggi, oltretutto, alla richiesta di notizie presso la sua segreteria, mi è stato riferito che l’esame degli stessi, previsto nel mese di ottobre, non è avvenuto per l’indisponibilità di uno dei commissari. Ammesso che l’esame possa avvenire nel giorni successivi, sommando ulteriori quattro mesi richiesti per l’esecuzione dell’opera in caso di aggiudicazione, si arriva a quindici. Ma, soprattutto, si cadrà in un periodo dell’anno che impedirà sicuramente i lavori da eseguire all’esterno, contravvenendo in tal modo alle disposizioni del bando. Verosimilmente, quindi, gli stessi lavori non potranno avvenire che a primavera inoltrata del 2010, periodo del quale non posso conoscere oggi il destino.
La pregherei, quindi, di escludere la mia proposta dall’esame del concorso, evitando di citarla e menzionarla nei documenti di divulgazione dei risultati.A prova e conferma di quanto sopra rendo pubblico il progetto, visibile sul mio sito personale, di fatto autoescludendomi dal concorso.
Mi spiace che passione, impegno e dedizione, compreso un viaggio obbligatorio di 500 km in mezzo alla neve, in questo caso non trovino neppure il risarcimento di un confronto motivato. Ma gli impegni sono impegni e, se non si può tener loro fede, occorre saper rinunciare con onestà.

Alba, martedì 30 ottobre 2009
Sandro Lazier

Relazione Illustrativa

Il documentario non è una macchina per vedere, è una macchina per pensare, sia per chi lo fa sia per chi lo vede” Thierry Garrel

Documentare la storia mediante l’esibizione della tradizione costruttiva è un modo efficace per procurare la riflessione nell’osservatore e ed è sicuramente strumento pedagogico propedeutico al libero pensiero.
L’ubicazione dell’opera è un complesso scolastico di un centro montano con spiccate qualità urbanistiche, prospiciente la via che porta al centro religioso. Sulla stessa si prospetta un elemento architettonico di grande dimensione e di forma geometrica essenziale, potenzialmente discordante rispetto alla complessiva frammentazione e complessità del centro abitato.



Pertanto, l’opera in progetto intende proporre, oltre ad indubbi aspetti figurativi e simbolici, una evidente soluzione d’ispirazione ar-chitettonica per accordare l’esito complessivo dell’intervento con la musicalità del contesto urbanistico generale.
Si propone quindi una macchina per pensare, nella quale diversi elementi della tradizione costruttiva locale compongono un sistema strutturale il cui complicato equilibrio non dipende da un ordine rigido e simmetrico ma dalla partecipazione corale di tante autonome, libere e particolari individualità. Questa condizione è soprattutto metafora del nostro stato civile presente: quello democratico, nel quale il rispetto della libertà degli individui e delle minoranze è requisito essenziale di convivenza pacifica e di benessere diffuso.


Elementi singoli ripresi dalla tradizione architettonica costituiscono un elenco simbolico-formale che racconta la storia di un preciso luogo (Ecologia della forma, secondo Mario Galvagni). L’elenco documenta e costringe a pensare.
Ogni elemento racconta di sé e tutti insieme raccontano il territorio e il tempo meglio della narrazione storica tradizionale, spesso ingannata da una visione romanzata e pittoresca dei fatti e degli avvenimenti. Ciò detto, conosciamo bene la necessità di figurare il racconto per esprimere efficacemente concetti astratti. Questa è la ragione della comparsa nel progetto di alcune figure note, quali il traghettatore dal giorno alla notte ripreso dall’araldica comunale, della sfera sospesa quale riferimento al cosmo e alla universalità delle idee, dell’uccello simbolo del volo e dell’aspirazione umana per tale gesto, sia in senso allegorico che concreto.


Tecnicamente l’opera consiste nell’installare sulla parete della palestra aggettante verso la via pubblica – parete preventivamente colorata con pittura per esterno di color cielo - una carpenteria in legno larice lamellare, sostenuta e unita nei nodi e nelle giunzioni da elementi metallici in acciaio inox, intersecata da una tesata metallica adatta a sostenere, mediante una doppia puleggia, una sfera costruita con sezioni multiple, sempre di legno larice. Sul trave orizzontale che costituisce il telaio ligneo sono infine collocati vari elementi simbolici in ferro nichelato e legno. Tutta l’opera è ancorata alla parete in cemento armato della palestra e, in parte, al solaio di copertura della stessa. Il peso complessivo risulta di kg. 4.300 circa, ripartito sulla lunghezza di parete di mt. 13,50 circa e su una superficie complessiva di mq. 130. Il carico per metro quadrato di parete risulta essere di Kg. 30 circa, inferiore a quello che si otterrebbe applicando alla stessa parete un qualsiasi rivestimento lapideo o ceramico. Tale carico, nel caso in cui un eccesso di cautela suggerisse una maggiore prudenza nei riguardi della stabilità della struttura esistente, con adeguati accorgimenti sarà possibile ridurre di un ulteriore 35%.
L’installazione dell’opera avviene con l’ausilio di cestello mobile e autogru posizionati nella via sottostante. La sequenza delle opere di posa in opera andrà dal fissaggio delle piastre di sostegno alla muratura esistente, alla messa in dimora, con l’ausilio di funi provvisorie, delle travi di sostegno ortogonali alla muratura stessa, per passare infine al posizionamento delle travi inclinate, delle pulegge e degli accessori in ferro; il tutto nella massima sicurezza e senza l’ausilio di ponteggi fissi provvisori. La durata del cantiere è prevista in giorni 6 lavorativi. Grazie a tale sistema di montaggio, la stessa opera potrà in futuro e per necessità essere smontata nelle sue parti costituenti e ricomposta in altro luogo.



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